Crescono i Neet fra le donne e le regioni del Sud

I dati su istruzione e lavoro nel rapporto Istat "Noi Italia 2016"

Sono oltre 2,3 milioni (25,7% del totale) i Neet, i giovani 15-29enni che nel 2015 non risultano inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un'attività lavorativa. E l’incidenza è più elevata tra le donne e nel Mezzogiorno. E' quanto emerge dall'edizione 2016 del rapporto "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo" pubblicato oggi dall'Istat. L'Istituto precisa però che il 25,3% dei soggetti di età compresa fra i 30 e i 34 anni ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2015: un valore che si avvicina molto all'obiettivo del 26% stabilito dalla Strategia europea 2020 per l'Italia.
Sul fronte occupazionale, l'Istat fa sapere che nel 2015 risultano occupate oltre 6 persone su 10 di età compresa fra i 20 e i 64 anni, ma che lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (70,6% gli uomini occupati, 50,6% le donne) resta elevato come il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno. L'Istituto fa notare che nella graduatoria europea relativa al 2014 solamente Grecia, Croazia e Spagna presentano tassi di occupazione inferiori a quello italiano, mentre la Svezia registra il valore più elevato (74%).

Il tasso di disoccupazione scende di 0,8 punti rispetto al 2014, riportandosi dopo due anni sotto il 12%. Ma a rimanere forti sono le differenze territoriali, con un tasso nel Mezzogiorno di poco inferiore al 20%. Nel 2015 scende anche il tasso di disoccupazione giovanile: 40,3% (2,4 punti percentuali in meno rispetto al 2014), registrando il livello massimo nel Mezzogiorno (54,1%), in Calabria in particolare dove arriva al 65,1% e fra le ragazze (58,1%).
Sale, inoltre, al 14% l’incidenza del lavoro a termine nel 2015, più alta nelle regioni meridionali (18,4%) rispetto al Centro-Nord (12,5%) e cresce di poco la quota di occupati a tempo parziale (18,5%), con una distribuzione piuttosto uniforme sul territorio nazionale.